INL: ultime indicazioni sulla diffida accertativa per crediti patrimoniali


L’Ispettorato nazionale del lavoro fornisce precisazioni sulla notifica della diffida accertativa per crediti patrimoniali in seguito alle modifiche del DL semplificazione.


Come noto, il DL semplificazione ha disposto che, diffida accertativa trova altresì applicazione nei confronti dei soggetti che utilizzano le prestazioni di lavoro, da ritenersi solidalmente responsabili dei crediti accertati. Una volta accertato il debito patrimoniale in capo al datore di lavoro, la diffida accertativa va notificata esclusivamente al datore di lavoro e all’eventuale responsabile in solido. Se nel corso dei successivi 30 giorni decorrenti dalla ricezione del provvedimento il dator e l’eventuale responsabile in solido non provvedono ad attivare una conciliazione o non presentano ricorso al direttore del competente Ispettorato territoriale del lavoro, la diffida acquista efficacia di titolo esecutivo. Solo in questo momento la diffida andrà notificata al lavoratore insieme alla prova dell’avvenuta notifica del provvedimento al datore e all’eventuale responsabile in solido; lo stesso lavoratore avrà quindi a disposizione un provvedimento di diffida da poter immediatamente utilizzare in via esecutiva. Nel corso dei 30 giorni decorrenti dalla ricezione del provvedimento da parte del datore di lavoro e dell’obbligato solidale gli stessi possono decidere di esercitare, in maniera alternativa ma autonoma, la conciliazione o il ricorso al direttore dell’ITL.


1) ATTIVAZIONE DELLA CONCILIAZIONE. Il datore di lavoro e/o il responsabile in solido presentano istanza di conciliazione. In tal caso l’Ufficio provvede, nel più breve tempo possibile, a convocare tutte le parti, ivi compreso l’obbligato che non abbia formalizzato istanza di conciliazione (salvo il caso in cui quest’ultimo abbia presentato ricorso amministrativo al Direttore) avendo cura di allegare un prospetto riepilogativo dei crediti accertati. Nella lettera di convocazione al lavoratore l’Ufficio avrà cura di spiegare di aver accertato crediti patrimoniali in suo favore rispetto ai quali la controparte ha inteso attivare una procedura conciliativa e di riepilogare in un prospetto le voci e gli importi di credito accertati come risultanti dalla diffida accertativa. Al termine della conciliazione alle parti sarà rilasciata copia del verbale attestante gli esiti. In caso di esito negativo al lavoratore verrà consegnata, anche con la trasmissione di una successiva nota, la diffida accertativa comprensiva della documentazione attestante la notifica al datore di lavoro e all’eventuale responsabile in solido la quale, a quel punto, avrà acquisito efficacia di titolo esecutivo.
In caso di esito positivo della conciliazione, sarà il verbale stesso a poter acquisire efficacia di titolo esecutivo secondo il quale “il verbale (…) è dichiarato esecutivo con decreto dal giudice competente, su istanza della parte interessata”.
Dell’avvenuta conciliazione si darà informazione anche all’eventuale coobbligato che non abbia inteso partecipare alla riunione. Laddove l’accordo venga siglato solo da uno dei soggetti obbligati, la diffida perde efficacia soltanto nei suoi confronti acquistando, però, valore di titolo esecutivo nei confronti della parte che non abbia aderito all’accordo di conciliazione.
Ai fini del recupero delle somme dovute, il lavoratore potrà dunque rivolgersi alternativamente ai due soggetti coobbligati dando esecuzione, nei confronti del primo, alla diffida accertativa e, nei confronti del secondo, al verbale di conciliazione. L’importo massimo che il lavoratore potrà esigere non potrà evidentemente superare quello accertato con la diffida.
2) PRESENTAZIONE DEL RICORSO AL DIRETTORE DELL’ITL. Il datore e/o il responsabile solidale presentano ricorso amministrativo al competente Ispettorato territoriale del lavoro. Il ricorrente è tenuto a notificare il ricorso, unitamente alla diffida accertativa, al lavoratore il quale potrà avere interesse a far valere l’eventuale inerzia dell’Amministrazione qualora non sia deciso nel termine di 60 giorni. Entro i successivi 60 giorni, decorrenti dalla presentazione del ricorso, il Direttore dell’Ufficio è tenuto a decidere se accoglierlo o meno: in caso di accoglimento la decisione è comunicata ad entrambe le parti e al soggetto obbligato che non abbia presentato ricorso e la diffida non potrà acquistare efficacia di titolo esecutivo nei confronti di alcuno degli obbligati, salvo nell’ipotesi in cui i motivi di doglianza indicati nel ricorso siano riferibili esclusivamente ad una delle parti obbligate (ad es. la decisione di accoglimento attiene alla insussistenza del vincolo di solidarietà). In tal caso sarà cura dell’Ufficio istruente evidenziare nel provvedimento di accoglimento la permanenza dell’efficacia della diffida nei confronti del soggetto estraneo ai vizi denunciati nel ricorso; in caso di rigetto del ricorso l’Ufficio provvederà a comunicare tale esito al ricorrente e al lavoratore evidenziando che il provvedimento di diffida accertativa ha acquistato efficacia di titolo esecutivo da poter spendere nei confronti del primo. Nella comunicazione al lavoratore l’Ufficio allegherà l’originale della diffida e la prova della avvenuta notifica al datore di lavoro e all’eventuale obbligato solidale ai fini della successiva esecuzione; in caso di rideterminazione di una o più voci del credito contenute nell’atto di diffida il personale ispettivo emanerà un atto di ridetermina conforme alla decisione. L’atto di ridetermina degli importi della diffida accertativa verrà notificato a tutte le parti – avendo cura di allegare al lavoratore anche la documentazione attestante l’avvenuta notifica al datore di lavoro e all’eventuale responsabile in solido – con apposita indicazione in ordine alla sua immediata efficacia esecutiva, atteso l’esaurirsi della facoltà di conciliare o di ricorrere avverso il sottostante accertamento ed il consolidarsi del credito oggetto del ricorso.
Qualora entrambi i soggetti obbligati presentino ricorso, si raccomanda di procedere ad un’unica istruttoria nel merito, fatte salve le questioni attinenti esclusivamente alle rispettive posizioni soggettive.
nelle more della decisione del ricorso, il provvedimento di diffida non potrà acquistare efficacia di titolo esecutivo, anche laddove la decisione intervenga, in casi da ritenersi del tutto eccezionali, successivamente allo scadere dei 60 giorni previsti dalla disposizione.